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Integration Tecnique Neurostructural

Prima parte - Sono diverse le indicazioni al trattamento con NST, da problemi strutturali connessi al rachide, alle cefalee tensive, emicranie a disturbi di origine viscerale e metabolica

di M. Manuela Ravasio, Alessandro Aloisi


La Neurostructural Integration Technique (N.S.T.) è una tecnica innovativa, nata dalle ricerche condotte da Michael Nixon-Livy negli anni ’90 ispirandosi alle intuizioni dell’osteopata australiano Tom Bowen, in Australia, per il trattamento del rachide, di limitazioni articolari e disfunzioni neurovegetative, attraverso l’integrazione dinamica progressiva delle strutture muscolo tendinee e fasciali. A partire da un’approfondita ricerca, Nixon ha sistematizzato un protocollo di trattamento di provata efficacia, che si è rapidamente diffuso nel mondo della salute in Europa, America e Australia.
Questo sistema è conosciuto come Neurostructural Integration Technique. I soggetti trattati con N.S.T. possono avere un alleviamento del proprio malessere in poche sedute grazie a questa tecnica basata su precisi principi anatomo-fisiologici.
Le indicazioni al trattamento con N.S.T.
Problemi strutturali connessi a problematiche del rachide, sia acuti che cronici e delle grandi articolazioni; disturbi da sbilanciamento dell’articolazione temporo-mandibolare, quali cefalee tensive, emicranie, bruxismo e ricadute su organizzazioni posturali disfunzionali; disturbi di origine viscerale e metabolica, sono fra le principali indicazioni al trattamento.
Inoltre, sono stati riportati risultati interessanti anche nella terapia degli stati ansiosi e depressivi, nei casi di stanchezza cronica e nelle sindromi post-traumatiche.
La pratica
La tecnica prevede la manipolazione dei tessuti molli attraverso manovre specifiche sulle fibre muscolo-tendinee, legamentose e nervose trasversalmente al loro decorso. I vari distretti funzionali del corpo vengono progressivamente integrati attraverso stimolazioni e movimenti dolci, in punti specifici ricchi di neurorecettori seguendo un percorso predefinito e sistematico, ritmato da pause per il recupero e l’integrazione del sistema neuro-muscolare. In particolare, vengono sollecitati due tipi di propriocettori, i fusi neuromuscolari e gli organi tendinei di Golgi (GTO, Golgian Tendon Organ) rispettivamente innervati da fibre di medio e grande calibro, con velocità di conduzione elevata.
I fusi neuromuscolari si trovano all’interno dei muscoli striati, disposti in parallelo e strettamente connessi con le fibre del muscolo in cui sono posizionati. Questi recettori forniscono informazioni sullo stato di lunghezza, di tensione e velocità di accorciamento del muscolo. A livello del midollo spinale i neuroni sensitivi (primari e secondari) formano sinapsi con quelli motori. All’aumento degli impulsi provenienti dal muscolo, il neurone motorio (o motoneurone) invia impulsi eccitatori aumentando il tono muscolare (riflesso da stiramento). Al contrario, quando c’è una diminuzione della frequenza degli impulsi il motoneurone viene inibito diminuendo il tono muscolare, favorendone il rilassamento.
Contemporaneamente i neuroni sensitivi inviano informazioni al cervello sulla posizione del corpo nello spazio.
L’organo tendineo di Golgi è situato a livello della giunzione tra tendini e fibre muscolari. Questo recettore risponde principalmente alla tensione generata sul tendine in seguito alla contrazione (in cui non c’è accorciamento muscolare) del muscolo striato e causa un riflesso di stiramento. A differenza estetica 20 BeautyLine dei fusi neuromuscolari, che provocano una contrazione riflessa, gli organi tendinei del Golgi sono relativamente insensibili all’allungamento. Quando il muscolo si contrae, i tendini agiscono da componente elastica e vengono stirati durante la fase isometrica della contrazione. La contrazione sottopone a una certa trazione le fibre di collagene nell’organo di Golgi, determinando una pressione sulle terminazioni sensoriali dei neuroni afferenti e causando la loro attivazione. L’attivazione dell’organo tendineo del Golgi eccita degli interneuroni inibitori nel midollo spinale, che a loro volta inibiscono i motoneuroni alfa che innervano il muscolo, quindi la contrazione muscolare diminuisce o cessa. La stimolazione di questi punti permette di attuare il principio neurofisiologico su cui si fonda la tecnica, che è quello dell’interruzione di archi riflessi che mantengono una tensione muscolare compensatoria con finalità antalgiche e della stimolazione propriocettiva di strutture ipoattivate per una loro migliore integrazione negli schemi corporei a sede anatomica nelle strutture nervose sovrassiali. Quindi, la risposta del corpo a questo tipo di stimolazione è un immediato rilascio della tensione muscolare che induce un rilassamento profondo, paragonabile a una leggera anestesia naturale. Questo rilassamento crea un temporaneo cambiamento nel contesto strutturale che permette l’attivazione di vari riflessi (spinali, somatici, craniali e del SNA) e porta a una riorganizzazione somatica globale. Durante questo processo di ristrutturazione, il corpo inizia a ripristinare lo stato posturale ottimale al momento, eliminando le compensazioni neuromuscolari. Così facendo si attivano delle risposte fisiologiche correttive con effetto terapeutico per il corpo e per la mente.

Fine prima parte.
 

21 maggio 2010