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Automotivazione

Prima parte - Automotivarsi e motivare gli altri

di Anna Zanardi e Monica Maria Cavallo


Cosa ci fa alzare dal letto ogni giorno per andare al lavoro, a scuola, per intraprendere attività sociali? Che cosa dà un senso al nostro impegno quotidiano e, a sera, ci fa dire che è stata una buona giornata e siamo soddisfatti oppure che è stata una giornata durissima ma che ne è valsa la pena? Che cosa ci fa sorridere e andare avanti anche quando, apparentemente, non avremmo motivi per gioire e continuare?
Cosa ci spinge a imparare sempre qualcosa di nuovo?
È la motivazione.
Globalmente è l’insieme dei motivi, degli impulsi, dei valori e delle suggestioni spirituali, culturali, creative ed emotive che ispirano e determinano ideazione e azione di un comportamento.
Usando in prestito una metafora della natura, immaginiamo un iceberg che galleggia in uno specchio di acqua: si stima che la parte visibile dell’iceberg - la punta – sia solo la più piccola parte della montagna di ghiaccio, circa
il 10% dell’intera massa.
Il restante 90% si trova sott’acqua, è invisibile per chi osserva dal di sopra, ma è questa parte che sostiene e dà equilibrio a tutta la massa, che permette alla montagna di ghiaccio di viaggiare, di sostenere il movimento del mare e le sue intemperie.
La parte sommersa dell’iceberg simboleggia ciò che è al nostro interno e ci motiva: i valori, i desideri più profondi, la missione e il fine della nostra vita.
La nostra motivazione è più forte quando siamo coscienti del perché ci poniamo proprio quell’obiettivo, perché lo vogliamo raggiungere, che valore aggiungerà alla nostra vita.
Se sappiamo rispondere a queste domande, se l’intento che ci anima è allineato con il nostro sistema di valori e convinzioni, saremo maggiormente in contatto con quella forza che sarà un promemoria costante della ragione profonda per cui procediamo verso i nostri obiettivi o scopi.
La motivazione è il nostro carburante, ci fa muovere, verso un obiettivo, ci fa attingere a nuove e inaspettate risorse, ci spinge ad apprendere nuovi strumenti, ci confronta quotidianamente con noi stessi, il nostro mondo e i nostri limiti: è una forza motrice interiore che orienta il nostro comportamento verso uno scopo.

Dalla “Scala dei bisogni” alla “Scala dei desideri”
Il nostro comportamento è il risultato dell’interazione tra bisogni e desideri, siamo quotidianamente sollecitati sia dagli uni che dagli altri e spesso non ci è chiara la differenza fra le due categorie.
Vediamo allora di comprendere meglio il fenomeno della motivazione e le diverse caratteristiche e influenze che bisogni e desideri hanno nel determinare i nostri scopi. Secondo i teorici della motivazione, da A. H. Maslow1 in poi, le motivazioni vengono distinte in primarie e secondarie, attitudinali e incentivanti:
• le motivazioni primarie sono di natura fisiologica e comprendono i bisogni fondamentali (fame, sete e sonno) e le pulsioni sessuali;
• le motivazioni secondarie sono di natura personale e sociale e vengono acquisite mediante l’esperienza dell’individuo, successo, competizione, cooperazione;
• le motivazioni attitudinali sono proprie del modo di pensare e di sentirsi delle persone; costituiscono la fonte della fiducia e del giudizio che si ha di se stessi, della posizione e del comportamento che si assume verso la vita e verso il futuro e anche del modo di convivere con il passato;
• le motivazioni incentivanti sono i riconoscimenti, i più importanti non tangibili, che derivano da un desiderio della maggior parte delle persone di continuare a svilupparsi e ad esprimere il meglio di sé.
Maslow classificò gerarchicamente i bisogni evidenziandoli nella nota “Scala dei bisogni” e attraverso la teoria dello sviluppo sequenziale affermò che esistono cinque categorie di bisogni (1-fisiologici, 2-di sicurezza, 3-di appartenenza, 4-di affetto e stima, 5-autorealizzazione), correlati tra loro in rapporto gerarchico.
Alcuni bisogni vanno soddisfatti prima che possano nascere quelli del livello successivo e quando un bisogno è soddisfatto non è più motivante e ne fa scattare un altro. Oggi però la soddisfazione dei principali bisogni umani è stata perlopiù raggiunta, almeno nella nostra società, e ci muoviamo maggiormente attraverso la “Scala dei desideri” o la “Scala dell’autorealizzazione”, che comincia laddove la soddisfazione dei bisogni di Maslow ha tracciato il suo punto di realizzazione più alto.

Ma quale è la differenza tra bisogno e desiderio?
Un “bisogno” soddisfa fondamentalmente le necessità collegate ad avere un livello di vita che garantisca la sopravvivenza fisica e uno stile di vita con un sufficiente livello di gratificazione. Il soddisfacimento di un bisogno ci permette di non trovarci in uno stato indesiderabile come quello della mancanza, della sofferenza e della frustrazione.
Ma ecco che, giunti al culmine del soddisfacimento dei bisogni, cominciamo a sentire la necessità di ampliare e allargare le nostre esperienze (vedere, conoscere, partecipare a nuove situazioni), emerge il desiderio di acquisire nuove capacità e di sperimentarsi in nuovi campi. Il “desiderio” dunque è un’energia potente che ci spinge ad allargare il campo dell’esperienza, in modo piacevole, che sostiene e dà impulso all’autorealizzazione. Ci fa muovere da uno stato di realizzazione a uno maggiormente appagante e soddisfacente.
Attenzione a una confusione che accade spesso intorno ai termini bisogno e desiderio, ad esempio:
nella nostra società avere un’auto può essere un bisogno nella misura in cui ci consente di spostarci per lavorare e guadagnare per il sostentamento della famiglia. Non disporre di un mezzo di trasporto può essere frustrante quando ci impedisce di produrre. Invece voler avere un’auto di particolare prestigio perché più comoda, confortevole, veloce, perché è uno status symbol è un desiderio - che può incentivarci a trovare nuove risorse per poterlo soddisfare - e non va confuso con un bisogno. 

Siamo più motivati quando abbiamo una buona autostima
L’autostima è la considerazione di sé, il sentire di essere all’altezza delle situazioni, di potercela fare, di essere in grado di dirigere la propria vita professionale e privata.
È ciò che ognuno pensa di essere e di valere come persona. Vuol dire avere la capacità di accettarsi, così come si è, con i propri limiti e le imperfezioni, rispettarsi come essere umano al pari degli altri, essere consapevole del proprio valore. Significa vivere e guardare la propria vita come un’avventura, con curiosità, entusiasmo e fiducia.

Fine prima parte.

Vai alla seconda parte.


9 aprile 2010