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Acne e dieta

L’alimentazione troppo ricca di grassi favorisce la manifestazione di forme acneiche? le opinioni sono contrastanti

di Mirella Giuberti


L’acne vulgaris viene di norma diagnosticata in adolescenza e interessa l’80-85% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni, ma può anche interessare maschi (3%) e femmine (12%) adulti.
L’esordio, generalmente in età prepuberale, si manifesta con lesioni che tendono a localizzarsi al volto e alla parte superiore del corpo.
Nelle prime fasi prevalgono le lesioni non infiammatorie (comedoni chiusi e aperti, ovvero punti bianchi e punti neri). Successivamente possono associarsi lesioni di tipo infiammatorio (papule, pustole, noduli).
L’acne giovanile è caratterizzata da un polimorfismo eruttivo ed evolutivo del quadro clinico, sulla base del quale si distinguono forme lievi, moderate e severe.
L’acne lieve può regredire senza lasciare esiti; nella maggior parte dei casi moderati e severi permangono invece esiti pigmentari e cicatrici atrofiche, ipertrofiche o addirittura cheloidee (in grado di danneggiare in modo permanente l’estetica delle regioni coinvolte).
Le cicatrici post-acneiche atrofiche hanno profilo depresso sotto il livello della cute circostante.
Le cicatrici post-acneiche ipertrofiche sono rilevate sul piano cutaneo.
Le atrofiche possono presentarsi: 
• a “scodellina” (con bordi che scendono obliquamente fino al fondo della cicatrice)
• a “cratere” (con bordi che scendono a picco, con base orizzontale, spesso di natura fi brosa)
• a “fittone” (con profilo sottile ed allungato in profondità).
Quali regole seguire quando si è affetti da acne? Gli esperti suggeriscono di: 
• usare detergenti delicati non comedogeni, non irritanti, non allergenici, privi di oli minerali e vaseline
• evitare lavaggi frequenti con prodotti aggressivi per non alterare il film idrolipidico della cute, modifi care la flora batterica cutanea e aggravare l’infiammazione
• evitare la copertura delle lesioni con ciprie e correttori compatti, ma preferire prodotti fluidi e privi di sostanze comedogene
• esporsi al sole con cautela, preferendo le prime ore del mattino e le ultime del pomeriggio, poiché l’esposizione nelle ore più calde peggiora l’acne, e in considerazione del fatto che i farmaci anti-acne possono essere fotoallergizzanti o fototossici
• utilizzare filtri solari molto fluidi, per evitare l’effetto occlusivo dei prodotti densi, e dotati di un fattore di protezione medio-basso
• rammentare che i raggi UV possiedono un effetto sebostatico, cioè riducono la sintesi e la liberazione di sebo, ma facilitano i processi infiammatori 
• evitare per quanto possibile il trucco,soprattutto durante l’esposizione al sole e facendo sport
• nella necessità di ricorrere al makeup, evitare prodotti molto grassi (specie se di origine animale) e occlusivi.

Acne, quali le cause?
L’acne vulgaris consiste in un disturbo delle ghiandole sebacee e dei dotti sebacei. Il fattore causale più importante (aldilà della predisposizione genetica) sembra essere l’aumentata produzione di ormoni androgeni, cui fanno seguito un incremento della escrezione di un particolare tipo di sebo e una modificazione della flora batterica del dotto pilosebaceo. L’iperproduzione di androgeni può verificarsi anche per cause surrenaliche (come nella sindrome di Cushing) o gonadiche (come nella sindrome dell’ovaio policistico).
È assai probabile che il testosterone e, soprattutto, il suo metabolita 5-diidrotestosterone inducano la sintesi di alcuni fattori di crescita: Epidermal Growth Factor (EGF), Insulin-like Growth Factor-I (IGF-I) e Keratinocyte Growth Factor (KGF), a loro volta in grado di stimolare i processi mitotici delle cellule periferiche della ghiandola sebacea e dell’epitelio di rivestimento del canale pilosebaceo. L’eccessiva proliferazione cellulare può facilmente tradursi nella formazione di microcomedoni.
La trasformazione del testosterone in 5-diidrotestosterone si realizza per azione di un enzima (5α-reduttasi) che mostra maggiore attività nelle ghiandole localizzate al volto, spiegando pertanto il caratteristico tropismo dell’acne per il viso.
Anche i progestinici sono dotati di un’azione potenzialmente stimolante nei confronti del trofismo delle strutture ghiandolari, mentre gli estrogeni intervengono inibendo la produzione sebacea. Un’accelerazione della sebogenesi è indotta anche da diversi ormoni ipofisari: il GH (Growth Hormone, ormone della crescita), l’ACTH (AdrenoCorticoTropic Hormone), le gonadotropine LH ed FSH, il TSH (Thyroid-Stimulating Hormone, ormone tireostimolante).
Nel controllo dell’attività dei sebociti sembrano coinvolti anche neuropeptidi, delegati alla trasmissione dei segnali nervosi e mediatori del collegamento tra sistema nervoso e immunitario, tra cui la sostanza P (SP) implicata nell’induzione dell’infiammazione “neurogena” (ovvero esacerbata da stress emotivi) proprio a livello cutaneo.
La quantità di sebo è maggiore in presenza di elevate temperature ambientali, ma non quando incrementa la sudorazione. È interessante osservare infine come l’abbassamento dell’età del menarca delle ragazze europee e nordamericane (presumibilmente correlato alle mutate condizioni di vita e di alimentazione) sia stato correlato a una maggiore espressione di acne, per  un’aumentata difficoltà di deflusso del sebo da strutture ghiandolari non ancora sufficientemente sviluppate.

Acne e dieta: quali correlazioni?
È opinione diffusa che alcuni alimenti possano svolgere un ruolo importante nel causare o favorire le manifestazioni acneiche. In passato molti ricercatori ritennero veritiera la correlazione tra acne e assunzione di specifici cibi, quali cioccolato, dolci, bevande analcoliche gassate dolcificate, birra, vino, alcolici, cibi grassi e l’Associazione Medica Americana ufficializzò una serie di raccomandazioni tese a prescrivere il consumo di diversi prodotti alimentari.
In seguito prevalsero posizioni che negavano l’esistenza di dati probanti, in grado di autorizzare l’esclusione dalla dieta di cioccolato, dolci, cibi grassi, ecc., poiché l’influenza ormonale sullo sviluppo dell’acne vulgaris aveva sbaragliato il campo dai divieti alimentari. Ma nel corso degli ultimi anni nuovi studi hanno modificato il quadro scientifi co di riferimento.
Il cioccolato, ritenuto il cibo maggiormente coinvolto nel processo acneico, venne discolpato da un famoso studio condotto anni fa su adolescenti affetti da forte acne, cui vennero somministrati un placebo e forti quantità di cioccolato; si dimostrò che non vi erano differenze tra i gruppi posti a confronto, né relativamente all’andamento dell’acne, né per tipo o quantità di sebo prodotto, nonostante lo studio, protratto per un mese, prevedesse una quota calorica di derivazione dal cioccolato pari addirittura a 1200 kcal/die. Ma dati più recenti invocano nuovamente per il cioccolato una diretta responsabilità; ed è anche vero che molti lamentano una cospicua eruzione acneica nei giorni successivi a una notevole ingestione di cioccolato.
I dolci e le bevande gassate dolcificate potrebbero essere direttamente responsabili delle manifestazioni acneiche per il contenuto in alcuni additivi alimentari, ritenuti in grado di aumentare la sensibilità della cute all’infiammazione, analogamente a quanto viene proposto per il consumo di birra, vino e bevande alcoliche in generale. L’assunzione di forti dosi di ioduri (che si può realizzare mediante sciroppi antitosse), sembra peggiorare l’acne e aumentare il numero delle pustole; è stata smentita invece una qualche influenza da parte del fluoro presente nelle paste dentifricie e nell’acqua potabile. Il ruolo dei cibi grassi sembra del tutto marginale, anche alla luce delle attuali conoscenze sulla biochimica della ghiandola sebacea; le diete ipolipidiche non migliorano peraltro il quadro patogenetico dell’acne. Il digiuno, le diete vegetariane, l’assunzione di acidi grassi polinsaturi, di zinco e vitamina A sembrano invece in grado di migliorare la patologia.
Nel 2002 un ampio lavoro eseguito da ricercatori provenienti da diversi paesi ha rimesso in primo piano il ruolo dell’alimentazione nella comparsa dell’acne, che è stata correlata con un elevato consumo di zuccheri raffinati, pane, pasta, cracker, pizza, biscotti farciti, krapfen, patatine fritte, cioccolato. Un’alimentazione ipercalorica e molto ricca di zuccheri a elevato indice glicemico, responsabile di iperinsulinemia, provocherebbe l’incremento di mediatori infiammatori (IGF-1) e di ormoni androgeni, causa dell’aumento della produzione di sebo da parte delle ghiandole cutanee. Il confronto è stato effettuato tra giovani residenti in paesi industrializzati, giovani indigeni di una riserva del Paraguay e isolani di una zona di Papua Nuova Guinea. A rafforzare l’ipotesi, gli studiosi hanno rivisto studi precedenti effettuati su popoli dalla pelle liscia che, una volta contagiati dai cibi moderni, hanno iniziato ad avere acne, come gli esquimesi e le giovani donne che dalle campagne irlandesi emigrarono nel New England. Sembra pertanto che un regime dietetico in grado di elevare stabilmente l’insulinemia possa giocare un ruolo affatto secondario nell’iperseborrea. Nel 2004 vi è stata poi la pubblicazione di uno studio, condotto su 47 mila persone, che ha indicato nel latte e suoi derivati la causa del peggioramento dell’acne. Secondo i ricercatori, i latticini sarebbero in grado di svolgere un’azione ormono-simile (aumentando la resistenza insulinica, ritenuta uno dei meccanismi determinanti l’acne) e la loro limitazione si tradurrebbe in miglioramenti dell’acne giovanile e adulta. Va tuttavia posto in risalto che l’utilizzo di ormoni nell’allevamento zootecnico è molto più diffuso negli Stati Uniti che nei paesi dell’Unione Europea.
Infine, merita un cenno l’aspetto riguardante la dieta quale fonte di interferenti endocrini, ovvero sostanze chimiche in grado di interferire con la funzionalità del sistema endocrino.
Questa eterogenea classe di composti, in costante aumento, è divenuta ormai ubiquitaria e in grado di esercitare un’ esposizione multipla (ambiente di vita, ambiente lavorativo, alimentazione) della popolazione.
Lo spettro di patologie correlabili agli interferenti endocrini è assai ampio e include anche alterazioni del sistema endocrino, immunitario e nervoso.
Non si può escludere pertanto che in futuro possano emergere informazioni più dettagliate circa lo specifico contributo dei cibi e delle bevande, aldilà della loro composizione nutrizionale, sulla patologia acneica.

Acne lieve
poche lesioni, in genere non infiammatorie
Acne moderata
numero consistente di foruncoli, di dimensioni classiche con punti nerii
Acne severa
foruncoli di grandi dimensioni, noduli > 1 cm e grandi punti neri

Esempi di interferenti endocrini
nonilfenoli
in detergenti
bisfenolo A
plasticizzante
dietilstilbestrolo
farmaco
diossine
attività industriale
policlorobifenili
uso industriale
organoclorurati
pesticidi
 

5 marzo 2010