Pelle sensibile e freddo
di Reginetta Trenti
Negli Stati Uniti, Europa e Giappone, il 40% fino anche al 50% delle donne lamenta di avere una pelle sensibile. Questa condizione è definibile come una situazione sub-clinica in cui la pelle risponde in modo abnorme a farmaci, cosmetici e detergenti.
Caratterizzata dall’assenza di segni macroscopici e visibili di irritazione, si manifesta tramite prurito, bruciore e pizzicore, oltre a una generale sensazione di pelle che “tira”.
Dal punto di vista dermatologico si è cercato di definire i parametri biofisici di base che possono identificare la condizione di pelle sensibile, in quanto realtà biologica e non mera fantasia. In quanto correlato a una percezione soggettiva risulta poco obiettivo lo “stinging test”, cioè letteralmente test “pizzicore”, condotto con una soluzione concentrata di acido lattico (10%) sulle pieghe naso-labiali, tuttavia accettato come test indicatore di sensibilità cutanea e metodo di screening di prodotti specificamente formulati.
Pertanto, individui con pelle sensibili sono stati, e sono tuttora, oggetto di studi scientifici.
Da un primo esame medico, rispetto a una pelle normale, quella sensibile risulta, da un lato, meno turgida e meno idratata, dall’altro più predisposta a eritema e a telangectasia, cioè ad arrossamenti e dilatazione cronica dei capillari.
Dallo studio strumentale dei parametri biofisici basali la pelle sensibile risulta tendenzialmente inquadrata come illustrato nello schema 1.
Molto spesso è la pelle fortemente disidratata a mostrare una particolare reattività nei confronti degli stimoli esterni. Risulta cioè più sensibile ai mutamenti di temperatura, umidità, irraggiamento e inquinamento, cambiamenti che, viceversa, la pelle in condizioni normali compensa senza segni apparenti. L’ipersensibilità cutanea può essere causata da diversi fattori, talvolta concomitanti come: agenti atmosferici, detersione aggressiva, cosmetici non idonei, farmaci, allergeni. La condizione di pelle sensibile e iper-reattiva è facilmente riconoscibile in quanto presenta manifestazioni percepibili da chi ne soffre quali rossori, prurito, sensazione di pelle che “tira” e generale secchezza.
Clima e inquinamento
È confermato dagli stessi soggetti con pelle sensibile: il clima freddo e secco, tipico della stagione invernale, induce un peggioramento della sintomatologia. Questo fatto è probabilmente dovuto all’incidenza di tali condizioni climatiche, in particolare sulla produzione di sebo e sui meccanismi difensivi della barriera cornea.
Al freddo bisogna aggiungere l’influenza delle sostanze inquinanti.
Oltre che sugli inquinanti “outdoor”, l’attenzione di allergologi e tossicologi si sta focalizzando sugli inquinanti “indoor” cioè quelli con cui siamo a contatto tra le mura domestiche, negli uffici ecc.
Gli agenti inquinanti nell’aria possono essere solidi, solubili o gassosi e possono differire per le dimensioni, la struttura e l’origine biologica o meno. Il loro meccanismo d’azione dipende da vari fattori: dimensioni delle particelle, solubilità, sito di deposizione e proprietà chimiche specifiche.
Gli inquinanti dell’aria più studiati sono: ozono, materia particolata, ossidi d’azoto e bioaerosol.
Da tenere in considerazione anche il fatto che gli inquinanti aerei possono essere veicoli di allergeni.
Soffermiamoci sull’ozono. Strategico componente nella stratosfera, grazie al quale le dannose radiazioni UV-C non raggiungono la superficie terrestre, è tuttavia il maggiore agente inquinante delle aree urbane. Considerando il suo estremo potere ossidante, è probabilmente una delle specie chimiche maggiormente reattive con cui la pelle entra in contatto. Nonostante la notevole evidenza dello stress ossidativo indotto da ozono sulle vie respiratorie, è solo da un decennio che si parla dei suoi effetti sui tessuti cutanei. L’esposizione acuta danneggia lo strato corneo, provocando la deplezione delle riserve di vitamine C ed E, agenti antiossidanti fisiologici, oltre all’ossidazione dei lipidi e delle proteine degli strati più superficiali. Lo strato corneo risulta particolarmente suscettibile al-lo stress ossi dativo e gli insulti agli strati più superficiali induco no perturbazioni significative alla funzione barriera, fino anche indurre processi infiammatori negli strati cutanei adiacenti.
Diverse sono le fonti di stress ossidativo cui ci troviamo quotidianamente esposti, in prima istanza ovviamente la pelle. In prevalenza quella del viso e di altre parti normalmente scoperte, come le mani, senza tuttavia dimenticare che d’inverno la pelle del corpo può essere ancora più suscettibile: strofinio degli indumenti e maggiore traspirazione possono indurre squilibri del corretto turn-over cellulare.
In condizioni estreme si può arrivare fino a vere e proprie fessurazioni e screpolature: condizioni in cui è fondamentale intervenire per prevenire
micro-lesioni ed eventuali infezioni secondarie.
Anche le condizioni patologiche co-me la dermatite atopica risultano chiaramente peggiorate nel periodo freddo e secco. In questa stagione, infatti, diventa indispensabile un approccio quotidiano sistematico, spesso esteso anche alla supplementazione orale, per mantenere un buon livello di idratazione, contenere le crisi di grattamento e impedire, anche in questo caso, l’insorgenza di infezioni secondarie.
Strategie cosmetiche
In base a quanto esposto appare chiaro che in caso di pelle sensibile l’approccio cosmetico deve partire da un presupposto di specificità e di
attenta selezione di ingredienti funzionali e additivi.
A questo proposito in particolare può essere utile, se non indispensabile, scegliere cosmetici senza profumo, soprattutto quelli “leave-on”, cioè destinati a permanere sulla pelle, a differenza di quelli denominati “rinse-off”, cioè risciacquati.
Il profumo è una miscela complessa di numerose sostanze volatili e si aggiunge, in primo luogo, perché il cosmetico deve essere gradevole e secondariamente perché può essere necessario per coprire l’odore di base di alcuni ingredienti.
Seppure sia diventato obbligatorio indicare in etichetta, nell’elenco INCI degli ingredienti, gli allergeni comuni che superano una certa concentrazione nel prodotto finito, chi ha la pelle sensibile è spesso intollerante a qualsiasi nota profumata, anche se “ipoallergenica”, cioè esente dai 26 allergeni. Anche i conservanti, oggetto di normativa, per tipo e concentrazione massima impiegabile, sono stati e sono sempre sotto osservazione da parte del comitato tecnico della Commissione europea, per garantirne la sicurezza di impiego. Certo è che molto si sta facendo per ridurne la concentrazione o anche per arrivare a eliminarli dalle formulazioni, per esempio studiando un packaging adeguato abbinato a scelte formulative particolari e all’impiego di sostanze alternative. Per esempio si possono utilizzare sistemi di “bloccaggio” dell’acqua, vale a dire sostanze che, un po’ come gli zuccheri nello sciroppo, impediscono che l’acqua sia libera e pertanto utilizzabile da parte dei batteri.
Glicerina e suoi derivati (etilesil-glicerina), alcuni glicoli come il pentilenico, sono esempi di tali sostanze.
I conservanti alternativi sono spesso estratti o derivati vegetali con attività antimicrobica. Tra quelli più usati, anche perché con maggiore supporto scientifico, vi sono gli oli essenziali, cioè miscele di derivati aromatici, che devono la loro efficacia a strutture terpeniche (es. Tea tree oil).
Detersione
Nel caso della pelle sensibile è importante sottolineare l’importanza della detersione equilibrata, cioè rispettosa, il più possibile, dei parametri e delle caratteristiche cutanee.
Per realizzarla, le formulazioni cosmetiche sono attentamente studiate in merito sia agli ingredienti principali, i tensioattivi, sia a ingredienti funzionali e additivi necessari.
Quindi si prediligono tensioattivi più delicati, molto meno schiumogeni dei tradizionali, ma in grado di detergere in modo meno aggressivo. In alternativa si possono comunque utilizzare tensioattivi anionici classici, come il famoso (e famigerato) sodio lauril-eteresolfato, purché opportunamente dosati e “mitigati” nella loro azione sgrassante o da altri tensioattivi “mild”, per esempio di tipo glucosidico o da agenti surgrassanti. I più diffusi surgrassanti sono sostanze li-pidiche, spesso di derivazione vegetale, ricchi di acidi grassi polinsaturi.
L’alternativa alla detersione tradizionale è la detersione per affinità. Dato che lo sporco è lipofilo, si studiano formulazioni a carattere grasso, appunto affini allo sporco, che possono essere strutturate per l’impiego con acqua o meno. Oli e latti detergenti
e oli da bagno non schiumogeni sono esempi di detergenti per affinità.
Gli oli detergenti, basati su olio di vaselina o lipidi sintetici (esteri grassi, alcoli grassi), addizionati di oli più pregiati (mandorle dolci, germe di grano oliva), possono essere concepiti per l’impiego da soli oppure con acqua. In questi ultimi vengono aggiunte minime percentuali di tensioattivi emulsionanti che permettono, al momento dell’uso, di ottenere con l’acqua un’emulsione lattescente che deterge con estrema delicatezza.
4 novembre 2011