A testa nuda
di Matteo Cagnoni
In tutte le società, i capelli oltre a contribuire a rendere più forte il nostro appeal estetico, hanno sempre rivestito un ruolo essenziale nell’inquadrare la fisionomia di un individuo. La nostra capigliatura possiede un rilievo non secondario in relazione all’immagine che abbiamo di noi stessi e che di conseguenza trasmettiamo agli altri. Non a caso recenti studi confermano che la calvizie è in grado di provocare problemi di ansia o di depressione in una elevata percentuale di persone. Alla base del disagio psicologico emerge l’incapacità per la persona “calva” di accettare il suo nuovo aspetto. Ne conseguono infatti notevoli difficoltà nella vita di relazione. È ad esempio il caso di Andrea, oggi completamente calvo, che racconta di quando a 20 anni mentre si stava provando una giacca in un negozio, guardando per caso in uno specchio posto sopra di lui si accorge di avere al centro del cuoio capelluto un iniziale diradamento... Un profondo stato di prostrazione e un senso di grave limitazione fisica si è impossessato di lui. “Inutile dire - dice Andrea - che tutte le cure tentate allora sono risultate vane”. Rapidamente è rimasto senza capelli e, anche se oggi appare una persona sicura di sé, afferma di avere sofferto non poco per la sua calvizie (definita androgenetica) e di avere impiegato qualche anno per calarsi nel suo nuovo aspetto e per riguadagnare la sicurezza perduta. Interessante e non certo unico il caso di un altro mio paziente, anch’egli oggi completamente calvo, che racconta di come un tempo avesse una folta chioma nera e di quante ragazze avesse intorno. “Dopo l’inizio del diradamento che mi ha portato a perdere la maggior parte dei capelli sono diventato, ahimè, molto insicuro nei rapporti con l’altro sesso” - racconta. “Questo cambiamento negli anni - afferma - mi ha profondamente cambiato infondendomi tanta insicurezza”. Non tutti hanno infatti la determinazione di Bruce Willis che, appena ha cominciato a perdere i capelli non ha esitato un attimo a radersi a zero. Certo, è rimasto un bell’uomo, anche agevolato dal fatto (oltre ad essere un attore famoso) di essere dotato di un cranio regolare che gli permette di stare bene anche senza capelli. Non va infatti sottovalutato il fatto che molte persone oltre a non essere né famose né particolarmente belle, hanno anche una conformazione cranica non perfettamente armoniosa che certamente, una volta persi i capelli, li penalizza fortemente dal punto di vista estetico. E cosa dire di un particolare tipo di alopecia definita areata che può portare, oltre che alla calvizie totale, anche alla perdita di ciglia e peli su tutto il corpo? Forse ricorderete il caso di un famoso arbitro di calcio. A tutt’oggi le ipotesi sull’origine dell’alopecia areata sono numerose (virale, immunologica, psicosomatica), ma è quasi certo che siano fortemente influenzate nella loro comparsa ed evoluzione dagli stati di stress acuto o cronico. Talvolta si manifestano solo poche chiazze sulla testa, che nel tempo possono anche guarire spontaneamente, ma in altri casi possono confluire fino a portare alla perdita definitiva di tutti i capelli.Con questa introduzione ho voluto quindi ricordare che la calvizie può rappresentare per molti un problema serio anche dal punto di vista psicologico e che il medico ha il dovere di guidare il paziente in questo percorso diffcile ma non più senza via di uscita, evitando di minimizzare o fare dell’ironia di dubbio gusto del tipo “l’unica cosa che ferma la caduta dei capelli è il pavimento”. Occorre dare un segnale forte: oggi, nel 2011, chi non vuole rimanere senza capelli può farlo! Le soluzioni? Tante, ma andiamo per gradi. Il dermatologo si trova quotidianamente a dover affrontare un problema allo stesso tempo frequente e complesso, dal momento che alla base della caduta dei capelli possono esserci ragioni di tipo strettamente dermatologiche, psicosomatiche, endocrinologiche e internistiche. È quindi molto importante formulare la corretta diagnosi.
Alopecia androgenetica
La più frequente affezione dei capelli è l’alopecia androgenetica o calvizie comune, che interessa circa 5 milioni di italiani. Dati recenti indicano infatti che l’alopecia androgenetica è frequente prima dei 18 anni di età e che il 15% degli adolescenti ha problemi di calvizie.
L’alopecia androgenetica è conseguenza di due fattori: uno genetico e l’altro ormonale. Come primo fattore quindi la predisposizione ereditaria: la prima domanda da fare a un paziente infatti è come sia la sua storia familiare. La presenza di più parenti con questo problema aumenta le probabilità che la calvizie si manifesti nella persona interessata. Un dato recentissimo segnala che la calvizie precoce si eredita prevalentemente dalla madre! Non è infatti un semplice modo di dire “se hai paura di perdere i capelli... dai un’occhiata alla tua mamma”... Secondo i risultati di una ricerca condotta da alcuni studiosi dell’Università di Bonn, la calvizie precoce si erediterebbe proprio dai geni materni. Quindi il rischio di perdere i capelli precocemente è più alto se fra i due genitori è la mamma a soffrire di calvizie. È stato scoperto che un gene in particolare, localizzato sul cromosoma X (cioè quello che il maschio eredita dalla madre), è associato alla perdita dei capelli. Il secondo fattore responsabile dell’alopecia androgenetica è quello ormonale. Gli ormoni androgeni nell’uomo sono prodotti dai testicoli e in misura minore dalle ghiandole surrenali e nella donna dalle ovaie. Il testosterone prodotto prima di legarsi al bulbo del capello subisce una trasformazione. Un enzima prodotto dalle cellule del follicolo, chiamato 5 alfa-reduttasi tipo 2, trasforma il testosterone in di idrotestosterone (DHT): è quest’ultimo a legarsi ai bulbi e a produrre la miniaturizzazione del follicolo e quindi del capello: nelle aree interessate dall’alopecia androgenetica infatti, si osserva proprio una riduzione del diametro dei capelli. Tuttavia, il fenomeno dell’assottigliamento non fa sì che i capelli “miniaturizzati” caschino. Nella fase iniziale della calvizie infatti, solitamente non si osserva un aumento della caduta dei capelli. Tale aumento si ha invece nella fase avanzata: il ciclo vitale dei capelli assottigliati in questa fase risulta più corto. I follicoli delle aree del cuoio capelluto che vanno incontro a calvizie, producono elevate quantità di 5 alfa-reduttasi tipo 2 e quindi alte quantità di DHT. Un mito da sfatare è che i calvi abbiano una maggiore quantità di testosterone nel sangue... e che pertanto l’uomo calvo sia più “virile”. La sensibilità dei follicoli agli ormoni androgeni dipende solo dalla 5 alfa-reduttasi tipo 2.
Clinicamente l’alopecia androgenetica si caratterizza per un progressivo diradamento dei capelli: può esordire in modo acuto oppure in un modo così lento e graduale che chi ne risulta affetto non riesce a collocare temporalmente l’inizio del diradamento. Tale diradamento si comincia a intravedere quando almeno il 15% dei capelli dell’area interessata risulta miniaturizzato. Le aree generalmente interessate per prime sono la regione delle tempie (stempiatura), la regione frontale, il vertice.
Nella parte posteriore del cuoio capelluto non si osserva quasi mai la caduta dei capelli: in quest’area i bulbi non possiedono i recettori per gli androgeni. L’autotrapianto di capelli infatti si esegue prelevando da dietro capelli non sensibili al diidrotestosterone e si vanno a impiantare dove è presente il diradamento. Il risultato, se l’intervento viene eseguito correttamente, è valido anche se ogni volta non si possono impiantare più di 500-1000 bulbi che corrispondono a 2.000-2.500 capelli. Se quindi le aree calve sono troppo estese non sarà possibile recuperare tutti i capelli perduti. La calvizie è comunque più precoce e grave in maniera direttamente proporzionale al numero di membri familiari affetti da questa patologia e se non curata peggiora in modo più o meno rapido.
Par condicio: vittime gli uomini ma anche molte donne
Chi ha detto che le donne non hanno problemi di caduta di capelli androgeno-dipendente? L’alopecia androgenetica in realtà nel corso della vita colpisce il 50% delle donne. Spesso insorge dopo la menopausa (dove possono manifestare una stempiatura simile a quella maschile) con il calo degli estrogeni, oppure a seguito di un dimagramento eccessivo. Anche dopo una gravidanza la stanchezza, lo stress, il calo degli estrogeni e la carenza di ferro che insorgono durante l’allattamento spesso provocano un’aumentata caduta di capelli. Il primo segno di calvizie nella donna è il diradamento centrale: la paziente si accorge che, quando si fa la riga in mezzo, i capelli appaiono radi e non coprono più il cuoio capelluto.
13 gennaio 2012